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SCARICARE MP3 CRISTIAN ABBONDATI

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    La primavera sembra arrivata, il cielo è di un be blu con qualche nuvola sparsa. Mi fermo qui per aspettare Piermario, amico di mia sorella, che mi ospiterà per la giornata.

    Turisti, prevalentemente tedeschi che in questa stagione stanno iniziando ad aumentare sulle strade. Dopo pranzo purtroppo mi arriva la notizia della scomparsa di mia nonna, e la giornata cambia completamente colore.

    Poi torniamo in paese e Piermario mi lascia a Lu Nuracu, un bel punto panoramico sulla cima di rocce granitiche. Poi raggiungo Piermario al bar. Da qui facciamo un ultimo giro in paese, per ammirare qualche bel murale, la fonte vecchia, e delle belle sculture giovanili di Pinuccio Sciola.

    Marina ti porta direttamente in casa della regina con il sorriso della ragazza della porta accanto, rifiuta le cyber sofisticazioni Lady Gaga per modi e modalità già oltre il poshy-ghetto grime della bambina Sovereign, diapo inversamente sovrapponibili che ricordano le colleghe La Roux e Annie.

    E attenzione. Dentro le regole del mercato globale e sotto con la proposta tutta londinese del teatrino post-glam. Fashion mesh, Hollywood e Bollywood, memorabilia disco. Come una M. A senza bisogno di stronzate combat. Una Cindy Lauper per il ? Ryan Mc Phun, californiano di origine, è uno di quelli con le suole perennemente consumate dalle terre di tutto il mondo.

    Ryan, ora, è un cittadino neozelandese. Se ne accorge la Microsoft, che sceglie Oh, Mojave come colonna sonora della campagna pubblicitaria del Mojave Experiment, legata al lancio di Vista — sebbene la band sostenga Creative Freedom, sorta di creative-commons neozelandese. La freschezza di Sea Lion si riversa in live stravaganti, meno limpidi, più sfumati, glo-fi, diremmo oggi. Ma, nel piccolo studio preso in affitto a Auckland, Ryan lavora ancora a lungo per trovare un suono che prenda parola per il mondo, dopo averlo fatto parlare.

    Gaspare Caliri U n passato istituzionale passando dalla classe di sax al conservatorio alle Berklee Jazz Clinics di Perugia, fino alle più svariate formazioni jazz e fusion. Questo in breve il percorso di Elisa Luu, nuovo nome e promessa della musica electroambient italiana. Un futuro in salita: a breve ascolteremo altre 3 tracce su Ipologica e un live che starà a metà tra elettronico e acustico. Senza troppe macchine. La aspettiamo in tour. Potevano essere i nuovi Wolf Eyes e invece Spesso sono stati additati come degli eredi dei Wolf Eyes e senza eguagliarne la fama, il futuro avrebbe giocato probabilmente a loro favore.

    Avrebbe poiché inaspettatamente e senza far troppo rumore il duo si scioglie.

    Invia e-mail a Pitchfork ed è la fine. O un nuovo inizio, dato che le produzioni postume si susseguono fino ad ora con Going Places, fresca di stampa per Type Records che di loro ha apprezzato il lato più ambient. E' l'ultimo tassello di un viaggio durato sei anni durante il quale Pete Swanson e Gabriel Mindel Saloman hanno predicato il verbo dronico nei modi più disparati: dalle 8 frattaglie tecnoidi di Bring The Neon War Home alle valanghe Harsh di Psychic Secession fino alle rarefazioni di At All Ends, premessa ideale per Going Places appunto.

    Ma allora perché sciogliersi? Gabriel Mindel Saloman: penso che Yellow Swans avrebbe potuto continuare a produrre musica interessante.

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    Detto questo, non so se la band sarebbe potuta più essere una priorità nelle nostre vite. Dallo scioglimento sono emigrato in Canada dove mi sono sposato, ed oltre a continuare a fare musica sono stato molto impegnato col progetto d'arte Red Penso che abbiamo smesso per permettere alle nostre vite di prendere nuove direzioni, senza per questo intaccare la nostra amicizia o il lascito della band.

    Pete Swanson: Il nostro modo di lavorare è sempre stato basato su una costante frequentazione. Senza questa possibilità, semplicemente abbiamo pensato che la band non avrebbe potuto manterere la sua peculiarità.

    Inoltre sono fermamente convinto che le cose vadano lasciate seguire il loro corso, e con i YS penso ci siamo fermati quando personalmente ed artisticamente aveva senso farlo.

    Dal vostro scioglimento sono uscite diverse pubblicazioni: questo ha portato a qualche commento in giro per la rete, in un blog descrivono Yellow Swans "il duo drone con più release postume di 2Pac o Eliott Smith" Quando ci siamo decisi a smettere con Yellow Swans abbiamo discusso di quali progetti volevamo completare in modo da poter essere soddisfatti con la fine della band. Infine avevamo alcuni accordi con delle etichette che volevamo rispettare.

    In particolare sono molto fiero di Going Places. Type Records. Di sicuro non in molti si aspettavano un release a nome Yellow Swans in questa etichetta. Da prima che decidessimo di smettere fino al nostro ultimo concerto. Circa 50 ore di musica da cui tirar fuori un album. Una serie di importanti cambiamenti nelle nostre vite hanno fatto in modo che l'editing prendesse del tempo. Dopo circa un anno avevamo un idea piuttosto chiara su quali pezzi avrebbero potuto costituire il disco, e abbiamo mandato degli MP3 a degli amici.

    Tramite loro il materiale è arrivato a John della Type che ne è stato entusiasta. Siccome la Load che ha prodotto gli ultimi 2 album in Studio n. E penso che il disco sia appropriato per l'etichetta, non è particolarmente rumoroso o caotico. Un'ultima cosa da dire è che da quando abbiamo iniziato a lavorare con la Load il nostro pubblico è divenuto molto più internazionale, il nostro ultimo show è stato al Sonar di Barcellona, e la Type raggiunge un audience più ampia rispetto alla Load o ad altre etichette con cui abbiamo lavorato.

    Nuovi progetti Ma non sto davvero spingendo come è stato con YS. Poi sto iniziando a lavorare per il mio primo album, che sarà probabilmente su Type, ma onestamente cerco di lasciare la musica svilupparsi in varie direzioni e non sono sicuro di quanto ci vorrà. Non ho intenzione di pubblicare qualcosa su larga scala a meno che non mi senta totalmente soddisfatto dal lavoro.

    Finora pubblicazioni in soli nastri e cdr, ma potrebbe cambiare Un ultima cosa: come vedete la scena noise attuale, voi che ne siete stati uno dei maggiori esponenti? Essere presenti sin dall'espansione della scena all'inizio del secolo fino ad ora Penso che ci sia stato un picco creativo ed energetico da qualche parte tra il e il , ma la sua influenza continua a farsi sentire. Penso che molta musica sia divenuta molto più astratta da allora, specialmente nel mondo dell'Indie-Rock e del Metal.

    Le mode scompariranno ed alcuni artisti continueranno a sviluppare le proprie cose. Finchè la cultura non tornerà ancora ad intersecare le strade dove essi sono già. Yellow Swans è stato fortunato da suonare con artisti come Charlambides, Daniel Menche, Smegma, Astral Social Club ed altri che fanno quel che fanno perchè ha senso per loro, e non perchè è parte di un genere che ha seguito.

    Non lo so Quando smettemmo con la band era piuttosto stanco di tutta la scena. Troppe band che si assomigliavano l'una con l'altra, e non molta gente con l'intenzione di seguire un percorso personale.

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    Nonostante questo ho trovato molta musica ispirata nell'ultimo anno come non ne ricordavo da tempo. Qualcosa continua a succedere e spero sia avventuroso e ispirato.

    Sono per l'alienazione come opposizione alla familiarità. Leonardo Amico 9 Turn On Serena Maneesh —L'epica del rumore— Sospeso fra tradizione e innovazione, il collettivo shoegaze dimostra come si possa passare da gregari a campioni del genere in due sole mosse.

    P rima o poi, quando arriverà il tempo di dare una rinfrescata agli annali del pop, sarà bene rivedere il capitolo dedicato allo shoegaze e ricalcolarne il valore alla luce dell'incidenza avuta sulle ultime generazioni di noisemakers.

    Fanatici del 10 garage e della psichedelia espansa di marca Spacemen 3, non hanno mai fatto mistero di ispirarsi alle band che forgiarono il movimento, anche se fra le ballate mesmeriche di Slowdive e Cocteau Twins e il patchwork materico di Kevin Shields, i norvegesi sono i fautori di una terza via fatta di conturbanti contrasti.

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    È lui a fondare il primo nucleo del collettivo Serena Maneesh nel S-M è un agglomerato di suoni dopati capace di inebriare o di gettare nel più profondo sgomento. Se si esclude la raccolta del S-M Backwards che raccoglie il loro primissimo materiale, il gruppo torna a farsi vivo solo lo scorso anno, in vir- tù di due eventi significativi: la partecipazione all' ATP curato dal nume tutelare Kevin Shields e la firma del contratto con la 4AD. Su questo punto Nikolaisen è chiaro: "Se qualcuno mi avesse chiesto per quale etichetta avrei voluto firmare, non avrei avuto dubbi a rispondere 4AD".

    C'è da capirlo. Pur lontana dai fasti del passato, la label britannica dimora di band come Lush, Cocteau Twins e Pale Saints , ha contribuito a forgiare quel sound psichedelico dei tardi 80s a cui i SM si ispirano. Le attese a questo punto sono alle stelle. Con S-M 2: Abyss in B Minor, la cui pubblicazione è attesa per questi giorni, i Serena Maneesh si confermano autentici demiurghi del rumore.

    Diego Ballani 11 Turn On Calibro 35 —Gli autori del furto— Soundtracks poliziottesche vergate prog-rock, funk sporcato di jazz e accademia. I Calibro 35 recuperano l'epica nera di Morricone, Umiliani, Micalizzi e compagni con intenzione quantomai cine ma tica 12 A l secondo colpo i Calibro 35 portano a casa la refurtiva grossa, raccolgono il frutto della semina noir dell'omonimo esordio targato e di tanti concerti in Italia e fuori, Stati Uniti compresi, e si ritrovano al primo posto della lista dei ricercati dalla polizia locale, con tante segnalazioni d'attenzione anche oltreconfine.

    Ma la realizzazione è tutta personale, dato che i cinque riprendono i vari Morricone, Umiliani, Micalizzi, Bacalov per darne una versione scarnificata rock-prog ma nutrita di groove funky, con intenzione elettrizzante e ormonale, in una parola cine ma tica.

    Ricordo molto bene quando spulciavo internet sul finire del liceo col glorioso modem a 56k alla ricerca di mp3 di colonne sonore introvabili e notizie su film che neppure si sapeva se fossero realmente esistiti. Ecco dunque l'esordio su un'etichetta di genere come la Cinedelic dove la tracklist abbondante di riletture oltre ad alcuni dei nomi già citati anche Trovajoli, De Luce, Casa, i fratelli De Angelis viene chiusa da una cover de L'appuntamento di Bruno Lauzi-Roberto Carlos, con la voce della Vanoni sostituita da quella di Roberto Dell'Era degli Afterhours, sorta di appendice sentimentale ad un reato non ancora compiuto del tutto.

    E poi il nuovo lavoro, Ritornano quelli di Calibro 35 Ghost Records , nel quale è il gruppo a farsi autore della soundtrack di un film in parte inesistente rileggendo pure altri brani storici. Le tracce originali sono venute per vari motivi.

    E non fa niente se poi quell'aurea di vintage sporcato e rinnovato che si respira tanto vintage non lo sia proprio Purtroppo gli assunti fondamentali del cinema poliziesco rimango fortemente radicati oggi come ieri: di contro credo oggi ci sia una disillusione maggiore e, purtroppo, una grossa rassegnazione. Tra delinquenti per le strade e soprattutto delinquenti nel palazzo, i Calibro 35 sono gli unici ricercati che ci piace vedere in giro per le strade.

    Ho iniziato a girare in Italia e sono finito a produrre e incidere delle canzoni pop-troniche. Nello stesso momento cominciano a uscire cose interessanti, tipo le produzioni di Jesse Rose e Claude Von Stroke. Fleshato li contatta su myspace e manda loro alcune tracce che verranno pubblicate nelle rispettive etichette Made To Play e Dirtybird. Inizia a pubblicare mix, tracce, collaborazioni. Si riempie le tasche senza dimenticare la ricerca del proprio verbo: in If Life Gives You Lemons, Make Lemonade troviamo influenze diverse rispetto al percorso sin qui analizzato.

    La presenza di Nôze e di un sentire folk, incarnato nelle sonorità balcaniche rappresentano la carta distintiva di un progetto legato a idee tradizionali che già abbiamo incontrato nelle recenti produzioni di Luciano o nelle fantasmagorie di Ricardo Villalobos. Un esperimento da vero archeologo del suono con tanto di studio mobile impiegato nella registrazione di cantori e musicisti della scena tradizionale del Sud.

    In Glocalizm Vol. E tutto torna a Napoli: il meltin-pot e il crocevia di culture, musica e artisti. Il ritmo e la magia. Puoi farci quello che vuoi, metterci le mani senza sapere cosa ne uscirà. Mescoli elementi, dipende da te, dalla sensibilità, dalla sintesi. Lui è uno dei DJ e produttori più bravi al momento. A giugno probabilmente lo vedremo in due serate al Divinae Follie di Bisceglie e forse a Napoli. Ad aprile lancerà a Miami la Snatch! Il primo disco in vinile è già pronto, ma il titolo è top secret.

    Marco Braggion 15 Turn On Fursaxa —Il regno nascosto di Tara— Fursaxa è la voce magica di Philadelphia, tra piante, spiritualità e il giro degli amici giusti L a domanda viene quasi spontanea. Nel senso che condivido con lei gli stessi interessi a proposito delle piante e della spiritualità. Poi dipende dal momento… sotto la doccia posso ritrovarmi a cantare di tutto.

    Non è Devendra Banhart, non è una Cocorosie. Lei è Fursaxa, il parto più pregiato uscito fuori dal decennio deputato al free folk e alla psichedelia lo-fi in cdr. Una rapida visita a Wikipedia sgombra il campo dai misteri. La mycorrhizea è un processo biologico esistente in natura, che si viene a creare quando un fungo entra in simbiosi con una pianta. Non è un caso se lei è l'unica o quasi che abbia saputo muoversi in territori che vanno molto oltre quelli abitualmente battuti dal resto della compagnia free folk.

    Ascolto una grande varietà di musica, ma in generale sono stata influenzata dalle vocalist donne. A proposito degli ultimi lavori le idee quindi sono molto chiare. Non sembrerebbe corretto dire che uno è l'antitesi dell'altro, ma i dischi lavorano facilmente come reazione a quanto detto in precedenza.

    Greg ha avuto delle grandi idee e aveva già in mente tutti questi arrangiamenti per archi. Helena ha poi aggiunto il suo tocco sentito e soffice. Il risultato finale è il lavoro più facilmente decodificabile di Fursaxa, ma senza retrocedere sul già detto o sulla sciatteria melodica. Ritratto e intervista con il musicista più "materico" del panorama avant europeo Testo: Stefano Pifferi 18 n solo o in collaborazione, Claudio Rocchetti non è la scoperta di nessuno.

    Si è fatto da sé, consolidando una fama oggi riconosciuta a livello internazionale ed espressa non solo in release per uno stuolo di ottime etichette da Hapna e Soleilmoon, alle nostrane Bowindo, Die Schachtel, Setola Di Maiale fino al forza4 dell'ultimo The Carpenter ma anche in una pletora di collaborazioni e progetti.

    Alos, al secolo Stefania Pedretti. Oggi è il turno di The Carpenter, una esatta sintesi possibile di sonorità e tragitti che ne misurano il portato e ci spingono ad andarlo a cercare, il giovane sound-artist.

    Onnivoro ascoltatore e fagocitatore di fonti sonore tra le più diverse, il trentenne lavora col suono e sul suono. Scolpisce, plasma, taglia e cuce. Si interessa alla materia e alla memoria, in egual misura. Filosoficamente, con un processo di indagine sulla memoria e sulla distorsione, perdita o mutazione che questa subisce nel tempo, usando le sue parole. Non è musica astratta e informe, relegabile cioè nel campo della sound-sculpture dura e pura, quella di Rocchetti, piuttosto uno stratificarsi che nel corso degli anni e delle uscite assume forme sempre più intelligibili, anche nella asperità della proposta.

    Fermentano, verrebbe da dire, fino ad arrivare ad un forma- personale di -canzone. Una bella evoluzione per il tuo suono, soprattutto per quel che riguarda i lavori in solitaria… In realtà credo che le cose convivano bene e fin dall'inizio. C'è sempre stata, da parte mia, una certa attenzione alle piccole risonanze e al pulviscolo, ma anche alla potenza del singolo gesto.

    Nei dischi penso che si possa sempre trovare, in dosi differenti, una vasta gamma di sonorità e di approcci. L'unica cosa che posso dire che l'accento melodico dei pezzi mi sembra più marcato in The Carpenter, come se avessi sottolineato alcune intuizioni del disco su Die Schachtel.

    Anche l'aspetto melodico che a dire il vero era presente già in The Work Called Kitano fa semplicemente parte della mia paletta espressiva. Non cerco le melodie, sono loro che si verificano all'interno dei dischi. The Carpenter sembra un traguardo raggiunto: condensare e plasmare un suono fatto di mille imput diversi ma che si sta sempre più segnalando sempre più come personale. E' un passo in una direzione, non parlerei di traguardi, unicamente perché non mi sono mai posto nessuna meta.

    Poi prendere tutto e piegarlo, spingere i singoli suoni in altre direzioni È entrambe le cose. Ha a che fare con il mio metodo e con la convinzione di essere appunto un artigiano, più 19 che un musicista o artista.

    Poi ovviamente c'entra anche John Carpenter! Come detto molte volte, mi sento molto vicino al cinema, ne prendo a prestito i ritmi e in parte l'immaginario, e lui è in ogni modo uno dei miei registi preferiti.

    Ma il titolo è soprattutto un omaggio a mio padre e al suo lavoro, il carpentiere appunto. Non c'è nulla di più eccitante di un nastro vuoto. All'inizio, quando ancora non so nulla del pezzo che verrà, avere tutto questo universo di possibilità davanti è galvanizzante! Anche se la maggior parte dei pezzi si rendono riconoscibili dopo molto tempo, e quindi il risultato spesso è si svela solo dopo mesi, la parte più esaltante di solito sta prima ancora del primo suono.

    Poi quando tutto si incastra e si scopre per quello che è, quasi mai rimane fedele all'idea iniziale, e anche questo è sorprendente e mi piace molto Scorie di memoria; spazi, suoni, mezzi musicali vissuti e reinterpretati; strati di significati che si aggiungono in continuazione…quale è la filosofia che sta dietro il tuo fare musica…ossia, perché se 20 ti ascolto penso sempre ad un procedere punk in un ambito di sperimentazione… Il mio fare musica è la risultante di infiniti strati di esperienze piuttosto diverse che non faccio altro che accumulare e, appunto, stratificare e addensare.

    Uno di questi sedimenti è il mio passato hard core. E intendo letteralmente le cose, gli oggetti, toccare e manipolare la materia prima. Quindi non c'è una filosofia precisa dietro tutto, ma solo un'attitudine. Il concetto è simile, portare le macchine al loro limite, spingerle in direzioni inaspettate, e gestire le risultanti.

    Durante il concerto tutto questo si concentra e accade in pochi minuti, invece che in mesi, e quindi diventa estremamente pericoloso. Ma quando funziona, oltre ad essere molto fisico, è anche soddisfacente e potente sia a livello sonico che improvvisativo.

    Immagino che il fascino per oggetti sonori obsoleti si riverberi pure in sede live… come ti comporti, come interagisci se interagisci col luogo in cui si tiene la tua performance? Quando ho la possibilità di relazionarmi allo spazio grazie al tempo e all'elasticità dell'organizzazione , cerco sempre di evocare, almeno in parte, la storia del luogo.

    Attraverso field recordings, rimandi e accenni alle geometrie, giocando con la sistemazione degli speaker e con la materia stessa con la quale lo spazio è costruito. Hai mille progetti in ballo, in solo, in duo, in trio ecc.

    Se scopro suoni nuovi che mi coinvolgono mi sembra naturale tentare subito di conoscerli e integrarli nelle mie cose. In più l'atto di suonare insieme a persone, che sono innanzitutto amici e poi ottimi musicisti, è la forma più alta di conoscenza e comunione. Per esempio con In Zaire, ci siamo conosciuti suonando parecchio sugli stessi palchi prima durante un lungo tour dove io suonavo con Hypnoflash e loro come G.

    Joe, poi attraverso mille serate e altri concerti… , e siamo diventati innanzitutto amici e poi il progetto è venuto da sé. Credo siano cose importanti, e che questo poi si senta perfettamente. In realtà sono un completo dilettante per quanto riguarda l'arte contemporanea in genere. Vado molto a periodi, a volte vedo una tale quantità di cose da rimanerne affogato per mesi, ma non ho mai approfondito a dovere nulla di tutto questo, soprattutto la "visual art", che continua sembrarmi una cosa senza confini e piuttosto indeterminata.

    Con Riccardo poi ci siamo concentrati molto sull'aspetto puramente musicale, concentrando i nostri sforzi al di fuori dei suoni sul lavoro grafico in questo Riccardo è davvero straordinario e sul video di Nights Erase Days Erase Nights, presentato qualche tempo fa a Netmage. Hai visto giusto! E' più attiva che mai. Non ci sono mai abbastanza posti dove suonare e situazioni decenti dove poter lavorare, ma di gruppi interessanti e di etichette formidabili ce ne sono eccome. Pensa a Holidays, Presto!?

    Pur essendo abbastanza diverse per fortuna! A Sufi And A Killer è una rivelazione. Testo: Gabriele Marino 22 S umach Valentine: trent'anni, pelle olivastra e tratti marcati che fanno pensare a origini orientali India? Sumach è Gonjasufi. Il moniker ci suggerisce subito due coordinate interessanti: Gonja è il nome di un antico regno del Ghana, organizzato in caste e basato sul commercio degli schiavi e delle noci di cola; Sufi è il termine che indica la componente mistico-ascetica dell'Islam di cui sono espressione, ad esempio, le famose danze estatiche dei dervisci.

    Nel ha scoperto il metodo del guru - multimilionario - Bikram Choudhury, ne ha frequentato i corsi a Los Angeles, si è diplomato ed è diventato a sua volta istruttore, insegnando la disciplina prima nella città natale e poi, dal , a Las Vegas dove adesso vive : la Sodoma moderna impiantata nel deserto del Mojave, il cuore di plastica - e quindi quello più vero - dell'America. Spero che le mie canzoni vengano fuori dalle casse dello stereo e che facciano rimettere quel piede dentro casa.

    Se c'è una cosa per la quale prego fortemente, è che la gente ritrovi se stessa nella musica, come è successo a me dopo anni di sofferenze in cui la mia fede è stata duramente messa alla prova. Sembrano le parole di un santone o di un invasato e il tutto farebbe anche sorridere se non fosse che la musica di Gonja riesce davvero a smuovere qualcosa, intensa e bellissima.

    Sono produzioni scure e lo-fi, veramente underground, pezzi brevi e dopo il primo cdr, praticamente tutti senza titolo che macinano campioni poveri, sporchi, rumorosi, fortemente percussivi, una specie di polveroso glitch industriale per le timbriche e artigianale per l'assemblaggio , vicino a certa Anticon del periodo d'oro e in grado di indicare la strada intrapresa con le ben più cesellate sfibrature formali che gli cuciranno addosso i vari Flying Lotus e Gaslamp Killer.

    C'è un fascino strano che avvolge i migliori e pensiamo soprattutto al primo cdr tra questi brandelli di musica, venati come sono da una disperazione implosa, da una malinconia paralizzata ed ebete: riconosciamo a un certo punto anche la batteria e la pulsazione cardiaca alla base di Teardrop dei Massive Attack.

    Tra piccole collaborazioni, anche lo yoga.

    La passione per la musica si è adesso concretizzata in una carriera vera e propria, ma Sumach non rinuncia al suo posto presso il Bikram Red Rock sezione lasvegasiana dello Yoga College of India , dividendosi tra questo e una famiglia a cui è completamente devoto la bellissima moglie Chelli e tre bambini. A questo punto occorre fare una precisazione, doverosa soprattutto perché illumina il senso del debutto di Gonja per la label inglese: almeno metà dei pezzi della tracklist di A Sufi And A Killer gira da anni sulla rete in varia forma, tra bootleg mp3, Myspace e still-video su Youtube.

    From L. Siamo nel maggio Insomma, è chiaro come A Sufi And A Killer non sia un disco della Warp, ma semplicemente un disco stampato dalla Warp: la label non ha messo lingua sul prodotto, lo ha semplicemente acquisito e messo sotto la sua ala, intuendone il valore. Il disco di Gonja va visto piuttosto come il frutto di un lavoro stratificato in anni di produzioni off-album, il sudatissimo best of di questo suo primo periodo nella cerchia dei Brainfeeders.

    Gonja-hop Ma che musica è Gonjasufi? È un ragazzo che viene dal deserto di Las Vegas. La sua capacità di mettere subito in primo piano la propria impronta: la sua splendida voce.

    E se è ancora hip hop HH Duemila , certamente Gonja non è più rap, ma un cantato dal sapore quasi rituale e mantrico, abbandonato a se stesso e alle sue preghiere, alle sue invocazioni agli antenati, a confessioni autobiografiche naïf e criptiche, avvolte dalla polvere del deserto e dai fumi della marijuana. I wish I was a sheep Uno sempre inquieto e mai domo, un passo avanti anche rispetto a se stesso.

    Un —Un naif controcorrente— Un album della maturità dopo il classico break-up sentimentale. Adam Green ha un modo tutto suo di esorcizzare le pene. A colpi di understatement Testo: Teresa Greco 26 amore soffer to e una catarsi Un album, il sesto da solista, a inizio , Minor Love SA 64 su Rough Trade lo ha confermato songwriter a tutto tondo, questa volta con un disco compatto, adeguato finalmente alle sue effettive capacità espressive.

    Fallito nel il matrimonio, durato pochi mesi, con Loribeth Capella nasce l'idea di un break-up album come "disfunzione romantica". È qui che si pongono le basi per la nuova vita di Green che sfoga rabbia e disillusione in un blog thelakeroom. Ma mi considero sempre e soprattutto un entertainer, oltre che un songwriter, e le due figure lottano sempre tra loro… e in virtù di questo, mi proteggo dal riversare i miei problemi sulla gente.

    Il disco non è un problema e il divertimento è sempre e comunque essenziale! La scrittura è sicura e coesa, in altre parole finalmente matura rispetto alle incertezze del passato.

    Credo che molti si siano identificati con lui, ed è fantastico prendere un personaggio semioscuro e portarlo ad un pubblico più ampio: pensa a quando Kurt Cobain indossava una t-shirt di Daniel Johnston o parlava delle Raincoats nelle sue interviste!

    B ack to basics Un percorso quello di Adam Green costruito con intelligenza, che a posteriori riflette un cammino obbligato ma neanche troppo per certi versi, visto che avrebbe potuto, dopo gli esordi con i Moldy Peaches, prendere qualsiasi altra direzione. Seguono le prime autoproduzioni del gruppo e il loro esordio, Moldy Peaches del su Rough Trade: lo-fi pop e folk-punk, sulla scia dei Beat Happening, per una band rimasta in ambito indie che termina l'attività nel , quando Green e Dawson si dedicano alle proprie carriere soliste.

    Giustamente Green oggi è stufo di parlare di Juno e della notorietà indotta, visto che poi sia lui che Kimya avevano continuato le loro carriere, ed è comprensibile. La carriera solista di Green, dopo un discreto esordio, Garfield prende il largo con il successivo Friends Of Mine , album di cantautorato ancora legato ai suoi modelli Bob Dylan, Leonard Cohen, Lou Reed ma che comincia a mostrare personalità.

    Una fenice totalmente risorta dalle sue ceneri. Un tour in Europa, dove paradossalmente ha un seguito maggiore che in patria, soprattutto in Germania, lo ha portato a fine febbraio anche in Italia.

    Il Boom Bap è tutt'altro che morto. Basta guardare e ascoltare nei posti giusti Testo: Gabriele Marino 30 Solo qualche anno fa non avrei mai potuto immaginarmi davanti al pc a scrivere un articolo con la parola hip hop nel titolo. Ridotto alle sue manifestazioni più appariscenti e meno interessanti il post-gangsta zuccheroso di Puff Daddy , oggetto "non meglio identificato", l'hip hop era una musica che guardavo con diffidenza e sufficienza.

    E invece oggi siamo qua. Forse proprio perché l'hip hop oggi non è più Puff Daddy, in tutti i sensi. Il dato personale non è una questione meramente biografica, è anzi lo spunto ideale per parlare di un cambiamento di prospettiva - epocale - avvenuto in questi primi anni Duemila: l'hip hop ha smesso di essere un affare per soli b-boy.

    Si pensi alle vendite milionarie del gangsta rap la qualità era alta, mica Lil Wayne, se il primo top-seller era stato Straight Outta Compton dei Niggaz Wit' Attitude, anno e ai primi dischi del Beck su major. Ecco, questi due esempi da soli riescono a spiegare perfettamente come l'HH sia diventato per estensione e complessità un vero e proprio universo, impossibile da mappare - semmai da esplorare, saggiare, campionare - con le sue galassie, le sue nebulose e i suoi satelliti.

    Un universo che, come tale, si è generato per 31 to della musica tutta, del piacere di esperirla, capirla, crearla. Parliamoci chiaro, trascurare l'hip hop oggi quello che intendiamo per hip hop oggi è un peccato tutt'altro che veniale: vuol dire tagliare fuori dalla propria playlist una fetta enorme di mondo.

    Una fetta, nonostante la ricetta non sia più tanto fresca, tra le più gustose. E lectr on ic M usic for the M ind and B ody Il successo dell'hip hop - e dell'hip hop, scusate la parola, di ricerca come forma musicale non parliamo quindi dell'HH come subcultura, immaginario o stile di vita è legato al suo essere stato la forma popular che con più forza ha recepito e reso disponibile le innovazioni tecniche ed estetiche delle avanguardie, bagaglio prezioso e necessario.

    Posto che dire "musica elettronica" lasciando ogni possibile specificazione all'ambiguità del semplice aggettivo equivale a designare - suggeriva già Luciano Berio - la totalità delle musiche prodotte e ri-prodotte nell'occidente moderno, quindi, a non designarne nessuna, posto questo, va subito sottolineato il ruolo della musica elettronica extra-colta nella storia del Novecento.

    Due modi di ri-fare la musica nati in alto nei laboratori della musica colta , fattisi carne in basso nei ghetti, dove collisione ed esplosione del pre-esistente l'eredità tecnica del dub impianta- tutta la vita era un raccattare e un rita nella cultura di strada dei ghetti negri , ha avuto la sua fase di espansione e ciclare, figuriamoci il fare musica , caadesso si agita, si piega, si contorce, tra necrotizzazioni e nuove gemmazioni, paci di creare le proprie avanguardie verso una probabile - collettiva - implosione finale.

    Aspettiamo tutti con ansia e di scompaginare il proprio discorso il Nell'attesa, l'hip hop si agita e si muta. Del resto, lo insegnano fin tanto dall'interno J Dilla, la Anticon dalle elementari, che nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. Questo bricolage elettronico ha portato al meticciato musicale in cui oggi siamo immersi, a musiche sempre più stratificate e sfuggenti, sempre in bilico tra contaminazione eclettismo, esibizione della fonte e sintesi.

    A fenomeni di convergenza: l'indie-rock che avvicina l'hip hop e viceversa , l'elettronica che avvicina l'hip hop e viceversa. Si veda come sono stati ridisegnati negli ultimi anni i roster di label come Stones Throw e Warp. Se post-moderno è il riuso dell'esistente del "passato" in un'ottica che oscilla tra adesione appassionata e sfalsamento ironico, ecco allora che l'HH e l'HH 09 - consci del fatto di trovarci in un'epoca già postpostmoderna e che questa etichetta ha sempre meno senso - si configurano come forme essenzialmente post-moderne.

    E' un continuo gioco di simulazione mostrare quello che non si è e dissimulazione non mostrare quello che si è , un gioco di specchi, un cortocircuito tra forma e contenuto. Perché il punto di partenza, oggi come ieri, e senza stare a scomodare gli spit-spoken dei bluesmen per il rap e la scuola di Darmstadt per il sampling, è sempre e comunque la tradizione. Che sia quella del funk e del soul Stones Throw, Ubiquity , che sia quella dell'elettronica Anticon, Warp o dell'industrial Dälek , che sia - meta-discorsivamente - la stessa tradizione hip hop.

    Siamo arrivati ormai alla terza generazione: Madlib che omaggia - mi- mandolo - Dilla, Edan che frulla i rare groove hip hop dance, Mr. Chop che rifà Pete Rock. Ecco, è nell'oscillazione tra tradizione canone, regola e innovazione sperimentazione, libertà che si gioca il meglio dell'hip hop d'oggi a un passo dalla storicizzazione, incarnato in due grandi direttrici: l'afrofuturismo e l'hip hop strumentale ed elettronico.

    Le radici della faccenda, di entrambe le faccende, sono antiche. Di afrofuturismo, modo visionario e volutamente naïf di proiettarsi nel futuro deformandolo come attraverso uno sguardo primitivo, possiamo parlare già per il P-Funk di George Clinton e per la - conseguente - avanguardia techno, quella della sacra trimurti detroitiana non a caso influenzata dagli scritti del futurologo Alvin Toffler.

    Per non dire poi di Sun Ra. Solo che nel tempo se l'è dimenticato: le sue radici sono negli echi del dub; Rapper's Delight della Sugarhill Gang, anno , nasce dalle spoglie della disco; Planet Rock di Afrika Bambaataa, anno , prodotta da Arthur Baker, nasce dai Kraftwerk e da una batteria elettronica. Ma è sempre stata elettronica. Anche in questo l'hip hop anni Duemila ha mostrato quella autoriflessività tipica del postmoderno: il mettere le carte in tavola.

    Smettendo di essere base per un rappato all'origine fu il blues urbano di Last Poets e Gil Scott-Heron e diventando base "in potenza" e base qualunque, base per un rappato ancora da fare e che forse non sarà mai necessario fare.

    Scoprendosi forma di organizzazione della materia musicale: collage e assemblaggio elettronico, pulsazione veicolata da frattaglie di musica - elettronica e non - altra e d'altri. Noi gli iniziati, Dj Shadow il cerimoniere. Questa presa di consapevolezza dei propri mezzi espressivi, del proprio armamentario tecnico, segna un cambiamento anche e soprattutto a livello estetico, con la nascita di quello che abbiamo chiamato di volta in volta hip hop strumentale, trip-hop, glitch, wonky, eccetera e il conseguente ampliamento di interessi da parte del pubblico di formazione hip hop.

    Rispettivamente Harmonic , Flying Lotus, Hudson Mohawke, e cioè l'elettronica che si fa suggestionare dalle forme hip hop, le forme hip hop che si innamorano di quelle elettroniche, il mash d'oggigiorno che si nutre di entrambe le cose senza pensarci troppo. A B oom B ap Continuum Dicevamo del legame con la tradizione, parlavamo di un hip hop che si trasforma. A fare il punto della situazione, adottando una prospettiva decisamente interessante, perché controcorrente selettiva e ottimista oltre che ampiamente condivisibile, ci hanno pensato giusto prima del gong di fine decennio tre nerd dei beat e dei vinili, 2tall, Kper e Dj Clockwork.

    Stiamo parlando del mixone A Boom Bap Continuum alla cui recensione comunque rinviamo , fotografia di dieci anni di hip hop oltre le etichette di genere e le mode del momento, dal Busta Rhymes del all'Hudson Mohawke del , prendendo come riferimento base l'idea del culto per la pulsazione di derivazione funk, non importa declinata come.

    Hip hop mutatis mutandis. Ecco allora delinearsi una formula che ha tra i propri ingredienti forme e sostanze che normalmente non saremmo mai portati a pensare come hip hop - il boogie funk di Dam-Funk, il dubstep primordiale di Loefah - o che abbiamo imparato solo da poco ad associare all'hip hop: il Mark Pritchard post-Global Communication di Harmonic Dettaglio della fotografia, Zeitgeist bignamizzato in una sola traccia, massima sintesi ipotizzabile su carta di quanto sta succedendo oggi, il mixone chiude con la - untissima, volgarissima, bellissima - Wind It Up di Pritchard e Om'Mas Keith dei Sa-Ra.

    Il tutto condito da un cantato ebete e ossessivo che è praticamente grime. Il mixone non espone la propria ideologia solo attraverso la selecta della tracklist: ci hanno pensato i tre compilatori a esplicitare il tutto nelle liner notes che accompagnano l'mp3 e in un paio di interviste reperibili sul web. L'intenzione era quella di mappare l'hip hop come forma, come estetica, concentrandosi sulle sue espressioni più interessanti e vitali: l'hip hop strumentale e underground o meglio, dato che viviamo nell'epoca delle mode indie, non-mainstream.

    Via quindi Outkast, Pharrell Williams e Timbaland, pur decisivi. Ma via anche - e forse soprattutto - l'Anticon, palesemente fuori da una estetica del boombap, esperienza importantissima ma allo stesso tempo effimera all'interno dell'hip hop, assai più produttiva per il mondo rock. Scelte discutibili, ma che qui ci sentiamo di condividere, viste le derive tanto da una parte che dall'altra. Il mixone esplicita le proprie scelte e sottolinea il ruolo a metà Duemila - vero spartiacque - di due figure chiave: Madlib e J Dilla.

    Simboli macroscopici di una new wave produttiva che comprende gente come Dabrye e Prefuse 73 e che arriva ai giorni nostri via Flying Lotus. Una new wave che ha sancito il passaggio di mano dello scettro HH dalla figura del rapper usurata e ridicolizzata all'inverosimile dagli ultimi cascami gangsta a quella del produttore: non più semplice fornitore di basi, ma jazzista e musicista elettronico ad uno stesso tempo.

    E' stato il via per un hip hop strumentale riprendendo il discorso aperto dal trip-hop , "bianco" ed "elettronico". Basti citare un'altra "conversione" significativa, quella di un meraviglioso camaleonte-enciclopedista come Luke Vibert.

    Mad e Dilla hanno significato, se non la scoperta - sottolineano i curatori, che rintracciano questa tendenza come costante parallela e minoritaria lungo tutta la storia del funk - sicuramente l'imposizione di uno standard: pulsazioni irregolari, sporche, umane le batterie non tagliate dal metronomo, nonquantizzate, fibrillanti e fonti sonore frutto del ritorno prepotente dell'immaginario Ottanta, della diffusione dell'elettronica nel rock e di fascinazioni esotiche e primitiviste.

    Citare questi due nomi, già canonizzati nel mondo della produzione Nosaj come Hud Mo ha il suo posto nel mixone , ci permette anche di strisciare il discorso dei Duemila come anni dominati dai nerd, anni dell'elettronica "da cameretta" e del Myspace come vivaio per i talent scout delle case discografiche.

    E di citarne quindi un terzo di nome, per quanto sui generis: Mochipet, uno da tenere d'occhio. E' chiaro il tono polemico del progetto: polemico contro chi guarda ad una parte circoscritta e sclerotizzata, l'hip hop mainstream e l'hip hop "vocale" e finisce col condannare l'hip hop tutto. Un riferimento appare esplicito, fin dal titolo con quella parolina magica, Continuum: Simon Reynolds. Altro totem polemico, stavolta più implicito, potrebbe essere il Kyle Adams musicologo dell'Indiana University autore di un saggio dalla vasta eco mediatica negli USA, ripreso da quotidiani e riviste, in cui - metodologia e tabelle alla mano - ha sparato a zero sui rapper contemporanei, registrando un tracollo nell'audacia e nell'incisività delle rime sotto il profilo squisitamente ritmico e prosodico, parlando insomma di una poppizzazione del flow.

    Per motivi diversi allora, tanto Reynolds che Adams e tanti altri ancora , tirano le loro freccette contro Jay-Z, personaggio ingombrante che ha attraversato tutto l'hip hop dell'era post-Notorius B.

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    Il mixone dice: dite bene, ma non state parlando dell'hip hop. L'hip hop non è più quello. B ackward Non bisogna commettere l'errore di prendere tutto il mainstream o l'hip hop rappato e buttarli nel cestino: il ce ne ha presentato tutte le possibili sfumature.

    Il bersagliatissimo Jay-Z ha tirato fuori un Blueprint 3 che in ambito commerciale il feat di Rhianna, scambio di favori dai tempi di Umbrella, parla chiaro, come pure i numeri registrati dall'uomo come headliner a Glastonbury ha ben poco di che farsi rimproverare, graziato da singoli episodi ottimi, vedi la stessa Empire State of Mind con un inciso rubato a The Scientist dei Coldplay.

    Il Wu-Tang in quanto tale è tornato con un Chamber Music dichiaratamente compilativo e interlocutorio, tra spoken e rappato, conferma del già detto in tono minore in attesa di un ritorno con un album vero e proprio. E' tornato pure il veterano Grandmaster Flash, disco celebrativo, tanti ospiti Q-Tip, Busta, Snoop Dogg, "figli spirituali" dell'uomo , classico nelle forme, dignitoso nei risultati, giusto qualche upgrade un po' goffo.

    Ha esordito invece il figlioccio artistico di Kanye West, Scott Mescudi aka Kid Cudi, come era facile immaginare pompatissimo dai media USA e inzuppato nella melassa kanyewestiana, ma non del tutto disprezzabile. Sempre sul piano del rappato, ma in contesti non-mainstream, grandissimo il disco di Del e Tame One, sintetizzato da un rappato marcio e da una line che è un manifesto musicale: Rap is the funk, our music is the funk.

    I pionieri di certo glitch-hop, gli Anti-pop Consortium, sono tornati con un disco non brutto ma negativamente normalizzato, soprattutto sotto il profilo delle basi. Stesso discorso per un Doom che strombazzava il disco definitivo e invece ha tirato fuori quella che è forse la sua peggiore prova solista. Delusione pure il follow up di Scratch ex-Roots , disco che vede il proprio motivo d'essere nel riposizionamento in territori mainstream dell'uomo. Il talentuoso Lushlife ha esordito con un disco coloratissimo e ruffiano che cercava - senza trovarlo - il melange tra elettronica indie, canzone e rapping.

    James Poyser a nome Rebel Yell ha azzeccato un paio di pezzoni black-pop altro che misfit r'n'b ma 36 non ha centrato il disco nella sua interezza. Interessante il progetto Blak Roc, e cioè i Black Keys assieme ad alcuni grandi nomi del rap radunati via Roc-A-Fella Records la label di Jay-Z , pezzi costruiti benissimo, ma incolore davvero la performance dei due alt-rockers.

    Interessante P.

    Ottimo il ritorno dei Dälek, una prova intensa delle loro, come forse non ci si aspettava più, atmosfere magistralmente cupe e claustrofobiche, attualissimo essendo la loro una formula che dieci anni fa era dieci anni avanti. Netto il calo di incisività e ispirazione del terzo album dei Kill The Vultures ora ridotti a duo e della loro formula rappato quasi punk su basi jazzate.

    Lo stesso dicasi per le basi al servizio di Finale Derek Cooper , esordio ottimamente rappato e prodotto da gente come Dimlite e Flying Lotus che omaggia, ancora e sempre, Dilla. Proprio Dimlite Dimitri Grimm , uno da tenere d'occhio in ambito glitch, ha pubblicato praticamente due soli pezzi, ma bellissimi, Quiz Tears su singolo e quella Ravemond's Young Problems su una compila minore che è stata alla base del fake Burial-Lotus.

    King Britt, cuore produttivo degli storici Digable Planets, è rimasto praticamente fermo, rilasciando solo un mix.

    Resistenze: tanto Blockhead il produttore di Aesop Rock quanto Dj Food e RjD2 se ne sono usciti con prove minori gli ultimi due su EP che ne hanno confermato la bravura, il mestiere e il gusto ancorato agli anni Novanta sullo stile Mo'Wax e Ninja Tune.

    Sulla scia trip-hop anche Ghost-Simon Williamson, che ha concluso la propria metamorfosi strumentale con un disco genuino ed intenso di cui hanno parlato in pochissimi. Il capitolo Anticon è, spiace dirlo, uno dei più deludenti. Perenne da metà l'oscillazione tra segnali di ripresa e conferma dell'empasse, specchio di un'estetica di fondo fragile e le cui sorti dipendono sempre dagli exploit dei singoli.

    Interessante sulla carta, debolissimo all'ascolto, l'esperimento electronico di Buck 65 a nome Bike For Three. In ambito propriamente indie ricordiamo le ottime prove - tutte hip hop inflected - di Eric Copeland dei Black Dice coi suoi dada-collage , Falty Dl un ruffianissimo ma altrettanto centrato wonky e Jookabox che frullano l'indie con metodi e modi HH. Chiudiamo la rassegna con uno dei casi dell'anno: Nosaj Thing.

    Salutato come nuovo grandissimo produttore, sicuramente talentuoso, questa sua prima prova ci è parsa interessante, ancora piuttosto derivativa, certamente non entusiasmante. L'indie ha partorito uno dei migliori esempi di sempre di appropriazione di certi modi hip hop con Bibio guardacaso su Warp , ruffiano e modaiolo quanto si vuole ma artefice di uno psychfolk - via Boards Of Canada - cuttato e wonkato con gusto e con classe.

    Sempre la Warp ha sfornato il disco di Hudson Mohawke, il nerd che aveva esaltato prima i cultori di Myspace e poi gli ascoltatori del suo Polyfolk Dance EP.

    E' stato il dei Sa-Ra, al secondo disco sulla lunga distanza, una mace- dentro almeno la gemma Moth, evendonia che sintetizza la black music degli ultimi trent'anni, la porta nello spazio to questo che ha smosso le fantasie e dentro ai club e la proietta nel futuro. Il di Georgia Anne Muldrow, dei più e - via dj set del Lotus a base la più interessante delle nuove leve black, conscia della propria tradizione, di remix di Archangel - ha generato il figlia legittima del cantato di Erykah Badu, bravissima tanto nel pasticciare con buzz che ha portato alla materializl'elettronica nelle produzioni per altri compreso il compagno di vita Dud- zazione del fake Burial-Flying Lotus.

    Sarebbe stata l'altra fotografia, speculare a Wind It Up, dello Zeitgeist contemporaneo. Forward Il è stato tutto questo. E certamente anche molto altro. Un anno musicalmente ricco, e dirlo ci sembra anche banale, considerando la quantità - angosciante?

    In questo siamo ottimisti come 2tall e compagni. I discorsi sull'abbassamento della qualità della musica lasciano - in questo caso letteralmente - il tempo che trovano. Certo non bisogna collegare l'idea di qualità a quella di novità a tutti i costi, altrimenti basterebbe una top10 come classifica di fine d'anno. Inoltre, questo regime discografico suicida e il contesto di riferimento costituito ormai dal web, bacino illimitato di informazioni e beni d'ascolto, rendono sempre più difficile eppure sempre più necessario ed importante il lavoro di chi cerca di osservare i fenomeni musicali e porsi come mediatore, consigliatore o meno di dischi più o meno validi.

    L'anno del ritorno dei fondamentali Outkast con un doppio album e con un album solista a testa; del ritorno del progetto Nuova America di Erykah Badu, il cui primo capitolo era stato uno dei primi fortissimi segnali di sintesi di quanto stava succedendo ma, soprattutto, un disco con la portata immediata del classico moderno.

    Lo attesta la trentina abbondante di cover contenute in questo tributo - dal titolo che è sfoggio di humour nero volto a sdrammatizzare - i proventi del quale aiuteranno il Nostro economicamente. Se tra i numerosi connazionali sfilano infatti nomi classici in gran forma Chills e Bats, Verlaines e i fratelli Kilgour dei Clean a fianco di giovani parecchio convincenti, spetta alla varietà della scrittura fungere da prezioso collante.

    Fate del bene a Chris e a voi stessi mettendovi in casa queste due ore che scorrono in un lampo. Cose chic come solo lui ci ha abituato. In solitaria poi con gli inni e le cavalcate, tanto per rinfrescare la memoria.

    Se non avete mai sentito la parola deep, è il momento di confessarsi da Gui. Due cd meglio di tante ave marie. Sapientissimo e profetizzante Boratto. Primo mix da podio del Il mix inizia con uno spoken word che ricorda il disco di Terre Thaemliz dello scorso anno: una specie di recitativo su una base ambient che non è house ma la richiama lentamente.

    Un percorso che sale e crea delle aspettative con nomi-bomba del calibro di Luciano, Kiki, Dinky e Fever Ray.

    Non si contano le uscite annunciate e mai realizzate. Tuttavia alcune chicche già ci sono note, come Stop Breathing coi suoi singhiozzi spezzati, e la lullaby In the First Place già apparsa sottoforma di singolo per la milanese Holidays. Judged By Twelve, Carried By Six, survival album e best of dei due darkettoni, include quest'ultime aggiungendo una manciata di inediti che vanno dalla teatralità decadente di In My Mind alle marcette apocalittiche di Echo e A Thousand Drums, giù fino a Open Or Shut, la cui labirintica claustrofobia si ritrova pari pari nel video appositamente girato.

    Lo struggente appeal pop, poi, induce a tornare sul luogo del delitto reiteratamente, come una morbosa fantasia che non lascia scampo.

    Benvenuto Seth. Subversive Computing si propone di creare un ponte tra il mondo del Hacking e quello del rumore. Il formato è quello insolito dello stick USB. All'interno due cartelle che identificano gli ambiti d'azione: nella prima dieci cyber-attivisti forniscono files eseguibili, applicazioni Java, e persino una patch Pure Data - il popolare software audio.

    Nella seconda dieci musicisti forniscono la loro interpretazione di Subversive Computing, mediante produzioni che vanno dal Drone alla Power Electronic e all'8bit.

    Frequentazioni nerd in ambiti musicali non sono una novità, ad esempio la Demoscene in cui gli esponenti 41 firmano con musica e video le distribuzioni di software crakkati. Del resto la memoria portatile con il pacchetto completo è un bello sfizio da togliersi. Oltre a rappresentare la propagine fisica di un mondo perennemente immateriale. Goduria: è una parodia coi controfiocchi della blaxploitation.

    La trama: , un ex-agente della CIA decide di tornare in pista per fermare la mafia che gli ha ammazzato il fratello, imbottisce i poveri orfani di eroina e innaffia le strade con alcol di terza scelta. Non vediamo l'ora di beccare la colonna sonora. Ed eccola qui. Se il film è a tratti surreale, a tratti addirittura demenziale, per quanto perfettamente impaginato, lo score rappresenta il lato serio della faccenda, della parodia resta solo l'omaggio, opera di un Adrian "AJ" Younge produttore e polistrumentista trentaduenne vicino agli ambienti dei Sa-Ra, qui alla seconda soundtrack appassionato cultore della black music anni Settanta, bravissimo nell'immergere l'ascoltatore in un denso e atmosferico funksoul, in quell'immaginario blax che fu di film come Sweet Sweetback's Baadasssss Song di Melvin Van Peebles idolo di Madlib , Shaft da cui il celebre pezzo di Isaac Hayes e Superfly da cui il capolavoro di Curtis Mayfield.

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